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Valido il licenziamento tramite WhatsApp
12 ottobre 2017
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licenziamento via whatsapp

Un dipendente può ricevere la comunicazione di licenziamento tramite WhatsApp o social network?

La risposta è sì. Infatti, secondo la più recente giurisprudenza in tema di lavoro, la modalità di comunicazione del licenziamento tramite WhatsApp è possibile, purché venga rispettato quanto previsto dalle disposizioni contenute nella Legge 604/1966, nella Legge 300 del 1970 (Statuto dei lavoratori) e nel D.lgs. N.23/2015. In altre parole la cessazione del rapporto di lavoro deve avvenire per giusta causa o per giustificato motivo oggettivo/soggettivo e la comunicazione deve rispettare i termini del preavviso, essere successiva ad una previa contestazione disciplinare e prevedere la forma scritta.

Sono stati infatti licenziati attraverso un messaggio nella chat dell’applicazione WhatsApp quattro addetti di una catena di ristorazione. I lavoratori si sono visti recapitare un messaggio contenente la seguente frase: “La informiamo che intendiamo risolvere il suo contratto di lavoro con la nostra azienda”.

Il caso nasce dalla richiesta di rifiuto dei dipendenti, come dichiarato da un delegato Cgil, di ridurre l’orario di lavoro da 40 a 30 ore settimanali, nonostante l’azienda continuasse ad assumere, e per l’adesione ad uno sciopero nato in difesa di una collega licenziata nei giorni antecedenti. Dall’azienda hanno evidenziato che tale decisione non consiste in una ritorsione nei confronti dei lavoratori, ma il licenziamento scaturisce dal mancato accordo sulla riduzione dei turni e stipendio.

Un caso analogo si è verificato qualche anno fa, quando un giudice del lavoro di Catania ha ritenuto legittima la cessazione di un rapporto di lavoro comunicata alla dipendente sempre tramite l’applicazione WhatsApp in quanto “soddisfa l’obbligo di forma scritta” e, si legge nel documento, “non sussiste per il datore di lavoro l’onere di adoperare forme sacramentali”. La volontà di licenziare, infatti, può essere comunicata anche in forma indiretta purché chiara. Secondo il giudice, inoltre, il licenziamento non sarebbe mai stato impugnato dalla lavoratrice se non fosse stato ben compreso, come del resto dimostra la reazione da subito manifesta dalla predetta parte. Per questo il Tribunale ha dichiarato inammissibile il ricorso.

In altri casi le comunicazioni dei licenziamenti sono avvenute tramite tecnologie più “tradizionali” seppur sempre digitali, come la posta elettronica, risultando comunque pienamente valide per forma.

Image courtesy of patrisyu at FreeDigitalPhotos.net.

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