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Bonus Lavoro: un flop secondo i dati INPS
27 giugno 2017
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bonus lavoro

Bonus Lavoro: i risultati disattesi

I dati sulla misura bonus lavoro forniti dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale sono eloquenti: dei 540 milioni stanziati per l’assunzione di giovani e inoccupati del Sud, solo 100 ne sono stati richieste dalle imprese, circa un quinto delle risorse a disposizione.

L’agevolazione, bonus lavoro, accolta con fervore nel 2015 e successivamente ridimensionata nel 2016, fu riportata in forza dalla legge finanziaria 2017, seppur in forma limitata nell’ammontare dei fondi e nella localizzazione dei beneficiari: il bonus, infatti, è riservato ai giovani residenti nelle regioni del Meridione e nelle regioni di “transizione”, quali Abruzzo, Molise e Sardegna.

L’incentivo prevede uno sgravio contributivo pari a 8.060 euro a lavoratore per le imprese che assumono a tempo indeterminato, anche in apprendistato, dal 1° gennaio 2017 al 31 dicembre 2017, giovani di età compresa fra 15 e 24 anni o lavoratori con oltre 24 anni senza lavoro retribuito da almeno sei mesi.

Tuttavia, nonostante i ben noti problemi in tema di disoccupazione giovanile nel sud Italia, nei primi mesi del 2017 ci si aspettava un numero di richieste maggiore rispetto le stime.

Per quanto il bonus lavoro possa sembrare un’opportunità economicamente vantaggiosa, la causa del flop è da ricercarsi in variabili congiunturali diverse rispetto a quelle rilevabili negli anni in cui lo sgravio vide la luce.

In primo luogo, secondo le stime Istat relative ai dati sull’occupazione di aprile, al Sud si registra un numero di assunzioni degli over 50 maggiore rispetto alle assunzioni dei giovani.

Va considerato, inoltre, che i contratti sottoscritti nel 2015 prevedevano una durata triennale, per questo si può ragionevolmente ritenere che il target dei beneficiari raggiunto in quell’anno rappresenti il tetto massimo delle nuove assunzioni. Il dato è ulteriormente confermato anche dalle stime relative all’utilizzo del bonus in quelle regioni cosiddette di “transizione”, per le quali sono riservate quote minori dei fondi: appena 19 milioni di euro utilizzati su 30 milioni stanziati.

Bonus Lavoro: quali misure alternative

Infine, anche il presidente di Confimprenditori, Stefano Ruivolo, sostiene che bonus e incentivi non siano sufficienti a ripristinare i livelli di occupazione e a far ripartire l’economia, ma che si necessiti di interventi radicali in favore di semplificazione burocratica, tagli al cuneo fiscale e politiche di agevolazioni per l’accesso al credito.

In altre parole, lo sgravio contributivo rappresenta a tutti gli effetti uno stimolo all’assunzione; ciò che manca è un ambiente favorevole alla creazione di posti di lavoro, che lasci spazio all’imprenditorialità e all’innovazione. In attesa di dati più rassicuranti per il secondo semestre 2017, ci si auspica che venga utilizzata dalle imprese anche la restante parte dei fondi o quanto meno che la stessa venga indirizzata verso nuove politiche volte all’occupazione e al rilancio del mercato del lavoro.

 

Image courtesy of Ambro at FreeDigitalPhotos.net.

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Edmund Kovacs - Marketing Manager, Data Management HRM

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